L’affido condiviso non è derogabile

Il tribunale di Varese, con un’ordinanza del 21/01/2013, ha rigettato la richiesta di omologa di un ricorso per separazione consensuale nel quale i genitori si accordavano circa l’affidamento esclusivo del figlio minore alla madre. Il tribunale ha chiarito che l’accordo che era stato chiamato ad esaminare era contrario alla ratio della legge n° 54/2006, che ha introdotto nel nostro ordinamento l’istituto dell’affido condiviso e che ha previsto che i provvedimenti relativi alla prole vadano presi dal giudice «con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa».

Tale legge ha stabilito, difatti, che la regola cardine in caso di separazione sia l’affidamento dei figli minori ad entrambi i genitori, al fine di non privarli della continuità del rapporto con il padre e la madre ed evitare di aggravare la già traumatica condizione da essi vissuta a causa della divisione dell’originaria famiglia, situazione di per sé suscettibile di molteplici conseguenze negative sulla personalità in formazione dei minori. All’interno di tale nuovo quadro normativo, l’interesse primario che il legislatore mira a tutelare è quello del minore a vivere in maniera quanto più possibile indolore le conseguenze delle decisioni degli adulti. Pertanto, l’art. 155 c.c. prevede oggi al primo comma che «anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale».

[AdsWithin]

Tale principio è derogabile soltanto qualora la condivisione dell’affido risulti pregiudizievole per la salvaguardia del benessere del minore, senza che i coniugi possano diversamente stabilire per propria comodità o mettendo sul piatto la rinuncia all’affidamento esclusivo in cambio di contropartite di tipo economico. Sul punto, già il tribunale di Messina, con sentenza del 23 gennaio 2011 aveva chiarito che il giudice della separazione non è tenuto ad omologare gli accordi dei genitori se questi sono contrari all’interesse del minore.

Quanto all’ambito di operatività dell’anzidetta deroga, si tratta di una valutazione affidata al giudice del caso concreto, il quale potrà comunque derogare a tale principio normativo soltanto nei casi di grave inidoneità educativa da parte di un genitore o di condotta di vita anomala e pericolosa per il bambino o ancora quando vi è un rifiuto categorico del minore di avere rapporti con un genitore (Cass. Civ. n° 18867/2011). Nemmeno è sufficiente il mero contrasto esistente tra i genitori, avverte la giurisprudenza, a meno che il conflitto non sia talmente grave da alterare e compromettere l’equilibrio e la crescita del minore (Cass. Civ. n. 5108/2012).